Spokom - Sporadike Komunicazioni - Petrivelli Stefano

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30 minuti di ardore compulsivo

 

La vita è schiantarsi a 100 all'ora
contro un palo
È accettarsi per come si è
con tanto di tagli in piena vista.
È un andare contro corrente
quando tutti remano a favore.
È un assoluto di cui non voglio
conoscere il limite finito.
È un'aberrazione del falso
che in qualche modo risulta vero.
È lo scorrere di almeno 40.000
parole al giorno dette quasi sempre
senza un filo logico a sostenerle.
È lo scrivere assai male:
un dipanarsi di trame buttate lì a cazzo.
È un boh boh boh ah ah ah
che non vuol dire proprio niente.
È un sodalizio firmato con il sangue
tra Calderoli ed il Mucca Assassina.
È una lunga poesia che irrita
gli occhi ed il palato di chi la degusta.
È un urlo continuo di litigio nella notte.
È l'ingiustificato pianto di un bambino
quando gli togli un lecca lecca.
È la figura di tua madre scazzata
alla quale non va più di vederti in casa sua.
È l'amore morboso di cui non è mai stato scritto.
È un flusso che dura giusto il tempo
di scrivere quello che tu credi
sia un capolavoro.
È la presa di coscienza
di non saper più articolare la mano
per scrivere in un semplice stampatello.
È la sensazione che ad ogni incrocio
qualcuno ci abbia risparmiati
donandoci l'incrocio successivo.
È il conoscere la sapienza
dentro gli occhi lessi di un pesce
fuor d'acqua ormai cadavere d'argento
in mezzo a flutti d’olio bollente cristallizzante.
È il voltare pagina
Di un foglio A3 sul quale hai trovato
molteplici volte
i punti di fuga della tua esistenza.
È immaginarsi le cose per
punti, linee e superfici:
una faccia parlante
a mo' di esoscheletro
graficato secondo le rigide regole
del verde anni 80 dei monitor.
È sostenere un esame
di cui non si è studiato un emerito tal de tali.
È l'usare un parco di segni freschi
in un fumetto dagli espliciti sapori bonelliani.
È il continuare esagerato
di un pazzoide che aggiunge
frasi su frasi
dotate di un dubbio
gusto estetico.
È il questionare su argomenti
privi di interesse
posti all'attenzione
di piccoli esseri
vocianti in arene di amici
di un tal De Filippi.
È il volersene andare a letto
ma non poterlo fare
poiché si è rapiti
dal raptus di voler
riempire di parole
questo foglio
oscenamente
troppo
bianco.
La vita è
sbattere il pugno sul tavolo
ogni qualvolta che ci pare:
uno scossone sul legno
pronto a provocare danni vibratori irreparabili
che spazialmente si propagano
a mo' di luce di stella estinta
che solo dopo miliardi di secoli
impressionerà le nostre iridi
di vivida
e quantomeno
scarlatta
conoscenza!

Roma 25-07-2010  

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