Spokom - Sporadike Komunicazioni - Petrivelli Stefano

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Canto per me

 

In piedi fino a che qualcuno non mi "ucciderà con potenza".
Lo sai già come faccio a rimanere in posizione retta.
È la conferma ai tuoi dubbi.
A tutto ciò che ti era poco chiaro su me stesso.
Ammesso e non concesso che tu mi conosca
io sono per te l’ultimo dei conoscenti.
Sono colui che non vorresti mai incontrare.
Stiamo sulle nostre gambe vacillanti.
Fuggire è facile.
Prendi decisioni veloci e rapide.
Si litiga di continuo e i libri che scriverò saranno
                                                 [tutti uguali.
E non importa la stima che gli altri hanno di me.
Io so che non è meglio essere gentile o unico.
So che il mio umore è ormai andato giù.
Ha preso l'ascensore per i sotterranei del mio spirito.
Io non sono positivo.
Sono solo un polo catalizzatore.
Un flusso di energia pura, rozza e atavica.
La mia canzone mi dice che sono infelice solo perché lo voglio.
E della mia situazione forse mi faccio vanto 
e con essa mi riparo dalle mie paure e responsabilità.
Non riesco a mantenere i rapporti a lungo
poiché sono troppo preso da me stesso.
Odio l'amore duraturo
perché più dura e più diventa una farsa che sa di marcio 
e di passato.
È una muffa che manda a male ogni cosa.
Tutto è come me lo sono immaginato da piccolo.
Si vincono piccole guerre ogni giorno
ma la pace del cuore può anche non essere stipulata mai.
Non sia mai che io ti dica parole di speranza.
Aiutiamoci perché chi ti dice di sapere come farlo
è solo un impostore che tenta di salvare se stesso.
Non abbiamo corpi materiali che ci piacciono.
Non siamo soddisfatti di niente.
Ma non mi conforta il sapere che ad altri può andare male.
Non me ne frega alcunché.
Preferisco sentire quanto puzza la mia di merda anziché odorare
                                           [quella degli altri.
Sono tenace per quello che mi interessa veramente.
Sono perspicace se voglio.
Sono tutto ciò che desideri avere.
Basta che paghi!!!
Ti piacerebbe avermi come schiavo.
Ma io sono libero nel corpo e nella mente.
Posso essere al massimo lo schiavo di me stesso.
Fino a qui niente di male.
Scelgo quando ho voglia.
Prendo i soldi e scappo 
cancellando le tracce del mio passaggio.
Ho necessità di una vacanza al di fuori di me stesso.
Non sopporto più la mia presenza e ho bisogno
                                            [di un anti stress.
Ho bisogno della cioccolata amara che rende tutto più dolce.
Ho bisogno di un discreto numero di esseri di sesso
                                               [al mio opposto.
Ho desiderio di essere morto e finto allo stesso tempo.
Ho la capacità di essere confuso anche quando sono calmo.
Ho previsto il mio suicidio dopo che sarò morto.
Ho avuto l'onore di vedere la mia faccia orribile mutilata
                                                    [dai vermi.
Ho rivisto l'attimo della mia nascita.
L'ho trovata normale come tutto ciò che mi accade
e che trasformo in tragedia personale.
Tutto ciò che c'è di superficiale lo vorrei 
per dare il via ad una vita più decente.
Ma non sono uno che cambia.
E non pretendo di farlo.
Voglio le mie cicatrici quotidiane.
Voglio la mia testa fissa su spalle che non la reggono.
Io non ho nulla che pulsa nella scatola cranica.
Io che canto per chi mi sente 
e per chi non vuole affatto farlo.
Io che arrivo ad essere un tutt'uno con me stesso
non mi guarderò più in faccia.
La mia voce che è l'orchestra sinfonica della mia anima 
raglia e raucamente si affievolisce negli abissi della gola.
Roma 28-12-2003  

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