Spokom - Sporadike Komunicazioni - Petrivelli Stefano

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Leggila per prima

 

Non so di cosa parlare.
Non so cosa dirti o comunicarti.
Parlami tu di qualcosa di speciale.
Dimmi del tuo nuovo ed indimenticabile amore.
Parlami di tutto ciò che è finito 
e di cui non ritroverai mai più il capo.
Dimmi tutto ciò che senti di dirmi.
Tanto farò solo finta di ascoltarti.
Ma tu comunque parla dei tuoi desideri
che non sono stati realizzati da nessuno.
Esplicita i tuoi sentimenti 
e urlami nelle orecchie chiuse le ragioni
del tuo prossimo tentativo di suicidio.
Comunicami le tue evasioni da te stessa 
e dal tuo mondo inafferrabile e insopportabile.
Donami le tue parole fatte di vacuità 
e di inutilità tra di loro contrastanti
e poco comprensibili.
Regalami i tuoi pensieri non commestibili 
e i tuoi vaneggiamenti razionali e poco fluidi.
Portami nel tuo angolo tetro 
dove ti confidi di continuo con te stessa:
dove non trovi soluzione a niente
e dove in continuazione distruggi le tue vene
con dei tagli sempre più profondi.
Squarci troppo grandi 
che non si rimarginano affatto facilmente.
Ti appassioni alle follie degli altri 
e sei affascinata da tutto ciò che rade 
i peli superflui delle persone.
Ti capisco.
Ti comprendo
ma parla un po' più semplice.
Dona alla mia mente 
l'ennesimo tuo pensiero inutile
e la tua deserta attenzione nei confronti 
di tutti quelli che vorrebbero dissetarti.
Sorseggia insieme a me 
queste ultime dosi di veleno
che hai miscelato appositamente 
per questa sera indimenticabile.
Distillato di amarezza 
e di tenero e confuso amore.
Un estratto di erbe curative
che però non fanno più il loro dovere.
Tu spettegoli piano e a bassa voce
e dici che tutto ciò che gli altri fanno 
è farti del male volontario 
ed incondizionato senza motivo alcuno.
Io sono li pronto o no ad ascoltarti
ma ne ho la testa piena 
dei tuoi continui martiri
e delle tue suppliche d'aiuto.
Ne ho fin sopra i capelli.
Ma tu sei la mia sposa 
da cui non voglio separarmi
ne avere figli.
Tu sei tutto ciò che possiedo
e che forse mi gratifica almeno in parte.
Non mi comprendi affatto 
ma almeno non ti faccio schifo 
come in realtà dovrei farti.
Non mi accetti per quello che sono
ma non mi reputi un cretino.
Ti ringrazio per ciò che non fai 
e per quello che a volte non dici.
Ti ringrazio per i tuoi silenzi 
lenti e lunghi allo stesso tempo.
Ti dico ciò che non vorresti sentirti dire
ma è così che và.
Fai altri discorsi con te stessa:
la tua pace non raggiunta 
è per me un sollievo.
È la conferma che in qualche modo
io ti servo.
Resti aggrappata a me 
perché non sei sicura di quello che sei
e non lo sarai mai.
Mia impaurita e smunta metà
che ti dividi di continuo
tanto da non farmi più capire chi sei
o cosa potresti essere in realtà.
Roma 12-03-2003  

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