Spokom - Sporadike Komunicazioni - Petrivelli Stefano

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Desolazione urbana

 

È luglio pieno.
Routine di continuo.
Tutto piatto ed amorfo.
Tutto è lento manco fossi sotto l'effetto 
di un qualche anestetico potente.
Tutto è preso come un evento.
Tutto ciò che si differenzia 
da quello che può essere caldo e arsura
è salvezza e novità.
Alla ricerca di qualcosa di speciale.
Trovare tutto ciò che non faccia male
almeno spiritualmente.
Alla costante ricerca di qualcosa che mi faccia risorgere.
Sono morto mi dicono
ma quello che è più strano 
è che non me ne sono accorto affatto.
Scrivo per me stesso
e rappo queste parole su microfoni urlanti
dai quali echeggiano pianti 
di infanti repressi e già fin troppo adulti.
La vita non è fatta di cose semplici o complicate:
è fatta solo di cose fittizie dal valore fittizio.
Comunque sento il caldo che mi addenta
e come tutte le cose fastidiose
si fa fatica ad estirparlo e a scordarsi di lui
in un tempo assai breve.
Si va a sentire amici che suonano 
strumenti misti che all'apparenza 
non hanno alcun legame tra di loro.
Accompagnano queste sere afose 
con colonne sonore che si sposano lentamente
con il chiasso sordo di una città nel periodo estivo.
Si trovano peccatucci veniali da compiere
e si effettuano piccole scorribande notturne 
che non infastidiscono nessuno.
Padroni di una città che non ci sente
e di quartieri in cui gli unici sopravvissuti
sono quelli che non riescono ad andarsene in vacanza.
Dove tutti partono per un viaggio all'estero.
Dove c'è chi non c'ha una lira neanche per arrivare a Termini.
Dove i miei passi mi condurranno non so
e dove la mia alcolica vena si prosciugherà
è tutto un mistero.
Tetra e stellata notte 
illuminata da astri alti e troppo poco caldi 
per riscaldarci le tempie 
e per mantenere i nostri pensieri vivi.
Tutto un susseguirsi di domande complicate 
che propongono problemi continui e irrisolvibili.
Vuoto mentale come salvezza 
di una mente al momento molto poco impegnata.
Di una mente che non trova pace ne soluzione
per le sue stravaganze e per le sue memorie arruffate.
Il caldo che ritorna 
è la manifestazione fisica del mio disordine:
è solo una conferma a cose da me già previste
ma che non ho voluto evitare affatto.
Roma 14-03-2003  

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