Non voglio entrare nel paradiso dei normali. Preferisco di gran lunga il mio inferno personale!

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Bella inaspettata

La voce oscura della mia anima parla.
Parla restando sulle sue assurde
“posizioni”.
In silenzio, guardo e piango
una terra senza profondità.
La rinascita dell’innocenza
intesa come tubo energetico
donatore di speranza.
Un fremito scuote le fronde caotiche
del mio cuore in fermento.
Un solidale fragore risveglia gli assopiti
nell’animo.
Sguardi ostili di animali che digrignano denti,
stritolano carcasse di pensieri ormai muti.
Quante parole inespresse tra di noi.
Quanti pensieri sommersi, lasciati li a porre dubbi
a minare le mie e le tue certezze.
Quanti attimi non vissuti o vissuti male
che non ritorneranno a darci un’altra chance.
Quante perplessità, quante stupide prese di posizione
che ci allontanano.
Quanto poco tatto mettiamo nei nostri rapporti.
Quanta poca importanza dedichiamo ai silenzi:
ci porgono su piatti d’argento
teneri cristalli fatti d’amore primigenio
che noi non sappiamo più cogliere.
Approfittiamo del fracasso per gettarci uniti
nella cornucopia vibrante di sensuali lamenti.
Mia regina delle “valli” stupiscimi ancora.
Comprendi queste parole equivoche
accettandone il giusto significato.
Mia dea dell’abbondanza mondami dai peccati
che non posso rimandare a nessuno.
Non siamo macchine, non siamo dei,
siamo solo uomini e donne deboli e fragili
assordati dal denaro, resi ciechi dalle apparenze.
Doniamoci entrambi una vacanza dalla solitudine.
Uniamo i mari che circondano le nostre isole
distruggendo con urla tonanti
la barriera corallina posta intorno ai nostri cuori.